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        <title>La ragione non trascuri la morale e l&amp;#039;arte</title>
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        <description>Categorie correlate: Cultura, arte e design&lt;br /&gt;Sommario: Lo sforzo di imporre questa o quella forma alla nostra conoscenze deve essere concepito come un adattamento reciproco della realtà sensibile alla ragione e della ragione alla realtà: in altri termini, la ragione non esiste sub specie aeternitatis, ma è qualcosa che si sviluppa e si rivela attraverso l'evoluzione storica del pensiero.&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;E' soprattutto nell'evoluzione del pensiero, scientifico che bisogna cercare le leggi intime che rientrano nel campo della ragione. Le diverse costruzioni intellettuali che dipendono dalla psicologia degli scienziati e dalle circostanze contingenti della loro formazione e del loro lavoro tendono tuttavia ad accordarsi, mentre le teorie scientifiche particolari si fondono e si unificano in teorie pi&amp;ugrave; comprensive. La continuit&amp;agrave; degli sforzi si rivela nella scelta stessa di ipotesi o convenzioni apparentemente arbitrarie, e l'ordine delle conoscenze che ne risulta riesce a sottomettersi la realt&amp;agrave; mediante previsioni sempre pi&amp;ugrave; precise e pi&amp;ugrave; estese. Questi sono fatti in cui si vede l'opera della ragione dispiegarsi nella storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da queste osservazioni discende un nuovo modo di porre il problema della conoscenza, al quale corrisponde anche un nuovo metodo d'analisi epistemologica. Abbiamo avuto dapprima il punto di vista psicologico dell'empirismo inglese e, in secondo luogo, il punto di vista della critica regressiva di &lt;strong&gt;Kant&lt;/strong&gt; che risale dalla scienza alle condizioni razionali che essa presuppone. Ma il punto di partenza dell'epistemologia kantiana era una scienza concepita come ordine di verit&amp;agrave; eterne. Le sue conclusioni non possono sussistere al giorno d'oggi, poich&amp;eacute; si &amp;egrave; compreso che ogni teoria non contiene che delle verit&amp;agrave; parziali e necessariamente approssimate. La Verit&amp;agrave; adorata dagli uomini non discende dal suo altare, ma diventa un termine ideale del progresso che la ragione umana non saprebbe raggiungere, e che tende a realizzare mediante la costruzione storica di una scienza sempre pi&amp;ugrave; perfetta. Di conseguenza, la nuova epistemologia trover&amp;agrave; il suo fondamento e il suo proprio metodo nella critica storica dei concetti scientifici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma perch&amp;eacute; ci limitiamo a riconoscere l'opera della ragione nel dominio circoscritto dell'attivit&amp;agrave; scientifica? Al d&amp;igrave; fuori di questa ci sono ben altri campi della cultura, come l'arte o la religione o l'azione morale sociale, dove la ragione dovr&amp;agrave; ugualmente dispiegarsi. In effetti, accanto alla ragione teorica occorrer&amp;agrave; studiare, la ragione pratica, che si manifesta attraverso la storia della civilt&amp;agrave;. Tuttavia, la contemplazione della realt&amp;agrave; con un fine teorico, che costituisce l'oggetto della scienza, &amp;egrave; il campo proprio dove l'ideale universale della ragione pura deve sovrapporsi alle affettivit&amp;agrave; e agli interessi contingenti degli uomini. Sar&amp;agrave; compito del filosofo non di fare astrazione da queste motivazioni che si rivelano nel movimento della cultura, ma di cogliere ci&amp;ograve; che esse contengono in termini di valori che hanno un significato umano generale e di spiegare attraverso questi ultimi lo sforzo e il progresso della scienza.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;</description>
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