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        <title>Meccanica Online :: Articolo</title>
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        <lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 08:04:46 +0200</lastBuildDate>
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        <managingEditor>info at meccanica dot com</managingEditor>
        <webMaster>info at meccanica dot com</webMaster>
        <category>Focus On</category>
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            <title>Scienza e cultura, come arrivano al pubblico?</title>
            <link>http://www.meccanica.com/meccanica/modules/article/view.article.php/16/c18</link>
            <description><![CDATA[Categorie correlate: Scienza e tecnologia<br />Sommario: Gli scienziati scoprono, gli inventori creano, gli studiosi approfondiscono, ma chi fa sapere tutto ciò al pubblico? E soprattutto in che modo?<p style="text-align: justify;">La scienza e la tecnologia sono entrate di prepotenza nella nostra societ&agrave; e la gente pretende di essere continuamente aggiornata e informata sulle novit&agrave; in questi campi. Al comunicatore quindi il compito di calarsi nei panni del giornalista scientifico, del <strong>divulgatore</strong>. Oltre a saper essere versatile ed avere conoscenze di tipo convergente, in un momento come questo in cui l&rsquo;opinione pubblica &egrave; coinvolta nelle scelte della scienza, il giornalista scientifico deve essere capace di comunicare con semplicit&agrave; temi piuttosto complessi.</p><br /><p style="text-align: justify;">Anche cinema e fiction ci vengono incontro da questo punto di vista: come ricordato durante il dibattito da Pagan e Bassoli, il cinema coglie le novit&agrave; tecnologiche per inserirle nei film; le fiction invece possono avere valore educativo. In India e Sudafrica alcuni telefilm sono stati usati per la prevenzione contro le malattie sessualmente trasmissibili o per migliorare l&rsquo;igiene; in Messico &egrave; stata premiata una fiction che richiamava alla contraccezione e alla maternit&agrave; e paternit&agrave; consapevoli. Si capisce, cos&igrave;, come per comunicare la scienza ed arrivare direttamente alla gente tutti i mezzi siano utili.</p><br /><h3 style="text-align: justify;"><span style="color: rgb(0, 51, 102);"><font size="+1">Scienza e societ&agrave;: un rapporto continuo e reciproco, ma non sempre indolore</font></span></h3><br /><p style="text-align: justify;"><strong>Pietro Greco</strong>, direttore del Master in Comunicazione della Scienza della <span class="link-external"><a class="link-external" href="http://www.sissa.it/main/" target="_blank">Sissa</a></span> di Trieste ha aperto la sessione parlando dell&rsquo;evoluzione dei cambiamenti che la ricerca scientifica ha avuto nel corso degli anni: &ldquo;Negli anni &rsquo;60 per ogni due dollari spesi dal governo federale americano, ce n&rsquo;era uno speso in ricerca. Negli anni &rsquo;80 si assiste al pareggio tra le uscite del governo e i soldi investiti in ricerca. Questo oggi accade in tutto il mondo occidentale. Unica anomalia &egrave; l&rsquo;Italia, i cui investimenti nella ricerca sono i pi&ugrave; bassi tra i Paesi sviluppati&rdquo;.</p><br /><p style="text-align: justify;">&ldquo;Lo stato americano dal 1945 aveva permesso agli scienziati di poter svolgere le proprie attivit&agrave; di ricerca attraverso quello che viene definito &ldquo;<strong>mecenatismo di stato</strong>&rdquo;: un patto tra stato e scienziati, i quali venivano pagati per insegnare e nel loro tempo libero erano liberi di svolgere ricerca. Successivamente lo Stato inizia a chiedere a questi ricercatori qualche risultato spendibile all&rsquo;interno della societ&agrave; civile: lo Stato diventa quindi imprenditore attraverso gli investimenti nella ricerca&rdquo;.</p><br /><p style="text-align: justify;">&ldquo;Attualmente scienza e societ&agrave; sono profondamente compenetrate (da qui nasce la bioetica) e oltre ad essere necessaria per la dimensione sociale, &egrave; necessaria anche per la dimensione politica: si pensi che in dieci anni l&rsquo;intervento nella scienza &egrave; aumentato di dieci punti&rdquo;.</p><br /><p style="text-align: justify;">&ldquo;Quando crolla la torre d&rsquo;avorio del mecenatismo statale, inizia un periodo di <strong>compartecipazione alle scelte della scienza</strong> che richiede una comunicazione molto forte per esempio con politici, cittadini, manager, gruppi ambientalisti, quindi gli scienziati si ritrovano a dover comunicare con un pubblico eterogeneo. &Egrave; la societ&agrave; che chiede di comunicare la scienza e gli scienziati non possono pi&ugrave; scegliere autonomamente su cosa lavorare. La scienza &egrave; la fonte dell&rsquo;innovazione tecnologica perci&ograve; riguarda l&rsquo;intera societ&agrave;&rdquo;.</p><br /><p style="text-align: justify;">Sollecitato da una domanda del pubblico, Pietro Greco conclude con una riflessione sul ruolo del giornalista scientifico: &ldquo;Il giornalista scientifico &egrave; fondamentalmente un giornalista. Si possono trovare giornalisti obiettivi ed altri schierati. In ogni caso il compito &egrave; di dare una buona qualit&agrave; della comunicazione, il riuscire a fare un buon servizio per la societ&agrave;. Esiste un problema di formazione (e a questo la Sissa cerca di dare una risposta), ma anche di qualit&agrave;: <strong>il giornalista non dev&rsquo;essere l&rsquo;araldo della scienza</strong>&rdquo;.</p><br /><h3 style="text-align: justify;"><span style="color: rgb(0, 51, 102);"><font size="+1">Le differenze nel comunicare la scienza attraverso i giornali, la radio, la televisione</font></span></h3><br /><p style="text-align: justify;"><strong>Fabio Pagan</strong>, vicedirettore del Master in Comunicazione della Scienza della Sissa, parte da una riflessione su come oggi si debbano soddisfare le richieste di un pubblico molto vario: &ldquo;Il pubblico non &egrave; un ente indifferenziato ed omogeneo, esistono pi&ugrave; pubblici e media diversi che devono occupare nicchie diverse per soddisfare esigenze diverse. &Egrave; necessario quindi una differenziazione nel modo di fare informazione scientifica.&rdquo;.</p><br /><p style="text-align: justify;">Interrogandosi sulla figura del giornalista scientifico rispetto allo scienziato, Pagan prende spunto da un articolo dello psichiatra Vittorino Andreoli. Qust&rsquo;ultimo si chiede il perch&eacute; di una figura come quella del giornalista scientifico, quando esistono scienziati che conoscono meglio la materia di un qualsiasi giornalista. Pronta la risposta: &ldquo;Il giornalista sa comunicare diversamente dallo scienziato. <strong>Il giornalista sa togliere la sacralit&agrave; alla scienza</strong>, portandola a livello, per esempio, di politica, economia, sport, perch&eacute; conosce i meccanismi della comunicazione. La scienza &egrave; considerata un elemento importante della societ&agrave; contemporanea e va quindi inserita in un contesto pi&ugrave; ampio e meno approfondito, un contesto di tipo popolare che la renda alla portata di tutti&rdquo;.</p><br /><p style="text-align: justify;"><img src="http://www.beppegrillo.it/archives/fotografie/172.jpg" alt="  " /></p><br /><p style="text-align: justify;">Attualmente, con la nascita delle nuove tecnologie, <strong>la carta stampata passa in secondo piano per quel che riguarda la divulgazione scientifica</strong>. &ldquo;Oggi scienza e tecnologia trovano pi&ugrave; spazio su internet e in tv: con un quotidiano raggiungiamo potenzialmente un massimo di 10 mila persone; Quark, il programma televisivo di Piero Angela, &egrave; considerato un insuccesso se va sotto ai 3 milioni di telespettatori in prima serata (6 milioni in caso di speciali). Si capisce bene come la tv sia un media importantissimo per la diffusione della scienza che per&ograve; non pu&ograve; essere raccontata come se si fosse in un&rsquo;aula universitaria, alla radio o sulla carta stampata&rdquo;.</p><br /><p style="text-align: justify;">&ldquo;In tv c&rsquo;&egrave; necessit&agrave; d&rsquo;immagini, senza le quali non esiste servizio televisivo. Le &ldquo;immagini della scienza&rdquo; non possono essere che scienziati al lavoro, laboratori, computer&hellip; Ma queste immagini hanno poca resa in tv, quindi esiste una reale difficolt&agrave; nel confezionare servizi televisivi che parlino di scienza e tecnologia. Pertanto bisogna ricorrere a degli espedienti per fare in modo che il pubblico rimanga attaccato al video e poter sfruttare fino in fondo le potenzialit&agrave; di un mezzo importantissimo per la diffusione della scienza. Per esempio, le trasmissioni di Angela iniziano sempre con un documentario naturalistico, genere amato dalle famiglie, che cos&igrave; rimangono davanti alla tv anche per gli argomenti pi&ugrave; pesanti. Gli scienziati dovrebbero essere coinvolti dal sistema televisivo e non averne paura&rdquo;.</p><br /><p style="text-align: justify;">&ldquo;Una recente statistica ha dimostrato come negli Stati Uniti le notizie di scienza e tecnologia vengano date per il 44 per cento dalla tv, poi dai quotidiani (16%) e dalle riviste (16%). Internet per la diffusione delle notizie scientifiche detiene solo il per cento. Per quel che riguarda l&rsquo;approfondimento invece, internet passa al primo posto, con il 44 per cento e al secondo posto passano i libri, ultimi nella graduatoria per quel che riguarda la diffusione delle notizie&rdquo;.</p><br /><p style="text-align: justify;">Alla domanda su come ci si possa difendere dalla voglia del giornalista scientifico di fare sensazione a tutti i costi, Pagan risponde cos&igrave;: &ldquo;<strong>Il giornalista scientifico &egrave; l&rsquo;ammazza-notizie per eccellenza</strong>: odia lo scoop e cerca di essere il pi&ugrave; possibile sincero in quello che scrive&rdquo;.</p><br />]]></description>
            <author>MeccanicaOnline</author>
            <pubDate>Thu, 30 Oct 2008 01:04:06 +0200</pubDate>
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